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    January 19

    Una serie di ragionamenti mongoli

    Mmmmm.

    dunque.

    allora.

    In teoria lo scopo di quest’altro intervento ancora, realizzato alle 23 e 42 di venerdì 18 gennaio 08, con i capelli bagnati mentre sto sedendo tre metri sopra la polvere posatosi (come sono sofisticata J) nella mia stanza, non esiste. E tutti mi direbbero che la forma di queste tre righe è “pesante” e mi spiatterellerebbero (ma si dice così?) un 6 e mezzo perché le parole sono “nebulose” Nebu-che??????? = Non sono chiare e non si capisce niente. Va beh. Lasciamo ai prof la loro autorità. Da non confondersi con l’autorevolezza. Piccolezze che però valgono. Proprio come il mio amico scoppiato Fabri. Ma questa è un’altra storia.

    Forse ho scritto questo intervento per trovare qualcosa di originale che mi renda diversa dagli altri, per sentirmi unica, cosa che non provo da un bel po’ di tempo. Forse non mi sento così perché non lo sono, perché non ho motivo di esserlo, in fondo, siamo tutti così uguali.. O forse l’ho scritto per aprirmi con qualcuno, in questo caso con questa schermata di pixel tutti ammassati che non riescono a stare comodi in questo cavolo di schermo. (che poi non è una così gran bella ambizione, sai com’è, oggi vado a parlare di me con il mio computer :D) bando alle ciance signori; scommetto che nessuno c’ha ancora capito niente in questo monologo vero? Allora, nell’attesa di attendere attentamente con attenzione le attenzioni attese, e di leggere il settimo libro di Harry Potter, che mi farà totalmente schifo, e questo lo so già all’inizio, perché gli ultimi libri non mi piacciono mai, passo il tempo così:

    A)    studio (parola troppo generica)

    B)    fabbrico bigliettini (di tutte le dimensioni e misure, anche per strabici, scritti al contrario, al prezzo di.. ma va la :D)

    C)   metto in ordine la mia camera (che tuttavia è sporca, e quando la riordino va a finire che faccio ancora più casino)

    D)   riattacco la tenda di carta pesta di camera mia che fa da porta perchè si stacca continuamente lo scotch (il perché è una storia lunga e barbosa :D)

    E)    mi ritornano a mente i bei momenti passati con il mio nuovo cellulare, a quel punto la nostalgia mi prende e mi abbandono in un pianto profondo (ahahah)

    F)    accendo la televisione e faccio finta di guardarla perché non riesco a fare solo una cosa alla volta :P

    G)   e poi??

    H)   Poi..

    I)      Poi..

    J)     Poi..

    K)    Ah giusto, attendo sempre quella cosa che deve ancora accadere! Giuro che se entro MAGGIO 2008 non accade faccio un intervento con la stessa parola ripetuta 345 volte (monotono eh?)

    (ma lasciamo spazio alla mia remota incompresa fantasia) perché, cari signori e signore, essa è impegnata ad attendere qualcosa di irrealizzabile, un sogno che non esiste. Ma questa è un’altra storia. Voi vi state dicendo: ma che cazzo ha questa qua? Non fa un cavolo tutto il giorno che si mette a scrivere queste RIMBECILLIZIONI (esiste, fidatevi). Cosa dovrei scrivere scusate??

         Volete sapere tutte le peripezie che ha combinato Nerone? Si, non spingete vi accontento subito. Allora Nerone ha ucciso: il povero filosofo Seneca., sua madre Agrippina, sua prima moglie Ottavia, e la sua seconda Poppea.. MA BASTAAAAAAAAAAA! Vedete che preferite anche voi che faccio discorsi non sensati piuttosto di parlare di scuolaaa???

    Ma per esempio, lo sapevate che io NON so neanche il mio gruppo sanguigno? E che i porcospini quando si accoppiano si pisciano addosso? (come minimo mi reincarnerò in un porcospino) E lo sapete che..

    Non ci sarà una parte come negli altri interventi. Non ci saranno poesie, frasi prese da libri o dal mio cuore. Non ci sarà semplicemente niente. Questo intervento finisce così. Finisce spoglio, senza senso, senza un perché. Senza una ragione di vita, uno scopo o qualcos’altro per cui andare avanti. Per cui svegliarsi la mattina e trovare le ciabatte alla rinfusa e lavarsi e pettinarsi, per cui scendere di corsa le scale e ingoiare le Gocciole con il caffèlatte, per cui poi essersi accorti di aver dimenticato lo zaino di sopra e correre a prenderlo mentre suonano per andare in stazione. Non c’è niente per cui sentire tutte le mattine un impiegato che parla alla stazione, non c’è ragione o motivo per non partire per l’Australia o per non scappare nei boschi. Per rendere la nostra vita stupenda. Si fanno le cose perché le fanno tutti gli altri, perché è “corretto” così. Perché è il “normale” (e qua non so cosa si intenda per “normale”) corso della vita. Perché la verità è che non sappiamo nemmeno noi il perché. Per noi??, per gli altri?? Io credo che tu debba essere il meglio di ciò che sei. Che tu sappia cogliere l’attimo, ma che tu sappia attendere, proprio come sto facendo io ora. Ma sempre e comunque, Carpe Diem.

    Sono le 0:57 e ho ultimato questo intervento, ma non so quando lo esporrò nel mio blog arancione :D notte.

     

           Spugna ti saluta, signor capitano. Mi manchi.

    Un altro saluto particolare al mio amico scoppiato citato prima, Tarducci.

    E un altro a Kate Cann e al suo “Paura di amare” veramente unico.

    Basta saluti particolari, se no sono troppi ed è come se non ci fossero. Non offendetevi, verrà il momento in cui citerò anche voi

     

    Basta se no non finisco piu..

    Notte ai nottambuli :D